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Chiacchierando con: Sergio Casabianca ci presenta De Visu

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Intervista al chitarrista e jazzista Sergio Casabianca per parlare di De Visu

Sergio Casabianca è un chitarrista Jazz che ho scoperto grazie alla mia insaziabile ricerca di novità. In questo periodo è molto impegnato con la sua tourneé per far ascoltare al pubblico il suo album De Visu. Sono riuscita a mettermi in contatto con lui e farci una bella chiacchierata per parlare sia dell’album uscito lo scorso ottobre ma anche dei suoi progetti musicali. Ecco cosa ci siamo detti.

Buonasera Sergio, e benvenuto in Un viaggio nello spettacolo. Si presenti pure ai nostri lettori, giusto per farsi conoscere un po’.

Buonasera a voi. Sono un chitarrista jazz siciliano, per la precisione di Catania ed ho avuto la fortuna di vivere anche nelle bellissime città di Venezia e Palermo per perfezionare i miei studi e le mie ricerche musicali.
Da circa 10 anni mi occupo di jazz, suonando, registrando, partecipando a concorsi e festival approfondendo aspetti musicali della tradizione, e contemporaneamente componendo la mia musica che risente senza dubbio di tutta una serie di influenze musicali. Prima di occuparmi di Jazz, infatti, ho suonato e registrato in ambito rock, metal, pop e cantautorale.
Al momento sono attivo in ambito concertistico e didattico per chitarra jazz e chitarra moderna, e per la diffusione e produzione della mia musica.

Iniziamo la nostra chiacchierata con una domanda che potrebbe sembrare scontata. Perché ha scelto il Jazz e quando si è avvicinato a questo genere musicale?

Il jazz non è senza dubbio stato il mio primo amore. Crescendo in una casa senza musicisti professionisti, ma comunque piena di musica, ho ricevuto diversi input all’ascolto sin da bambino. Mio padre era un grande collezionista di vinili e dischi e la Beat inglese, ed il Rock americano sono entrati subito a far parte del mio “fabbisogno” musicale.
Il jazz è arrivato duranti i miei studi per diventare un professionista: studiando l’armonia moderna, magari essendo direzionato verso il pop e la figura del “turnista” e musicista “fusion”, mi sono imbattuto nei grandi del jazz ed ho riconosciuto in questa musica il terreno per la mia crescita e ricerca musicale. Ovviamente è sempre una grande e responsabile sfida.

Il suo ultimo disco, uscito il 6 ottobre 2023 si intitola De Visu. Come nasce?

De Visu prende forma negli anni e si concretizza successivamente nei periodi che precedono la registrazione.
Alcune composizioni, infatti, sono state concepite, messe su carta e poi suonate, già qualche anno fa. Insomma, certa musica è rimasta con me in questi anni.
Altri brani, invece, sono stati scritti proprio nelle ultime settimane prima della registrazione proprio seguendo la volontà di completare questo progetto discografico.
E’ utile inoltre precisare che la musica contenuta nel disco ha un taglio decisamente autobiografico. Diverse idee compositive scaturiscono direttamente da eventi di vita vissuti, pensieri, esperienze: il taglio può essere esistenziale ed introspettivo, quanto goliardico e spensierato.
La collaborazione con i musicisti che mi accompagnano, Riccardo Grosso al contrabbasso e Peppe Tringali alla batteria è stata essenziale per affinare il sound del progetto. Parlando di “sound”, inoltre, è impossibile non menzionare Riccardo Samperi, il sound engineer e produttore di TRP music che ha curato le riprese e la realizzazione del disco.

La tracklist dell’album contiene 9 brani tra cui il singolo omonimo. Le andrebbe di parlarci un po’ di ciascun singolo?

Il primo brano, “Dreams in a Spiral”, è stato ispirato da un momento di riflessione notturna in cui sicuramente la musica aveva bisogno di manifestarsi. Il tema è decisamente una trasformazione melodico-armonica di un piccolo frammento che mi sono ritrovato ad immaginare come un movimento a spirale verso l’altro. E’ brano onirico.
“Sire” è una ballad romantica, dall’incedere lento ma talvolta ricca di mordente.
Allo stato attuale è, con mia grande sorpresa, uno dei brani più ascoltati del disco.
“De Visu” è la title-track: si tratta di una sorta di viaggio musicale che unisce sonorità tipicamente jazz e post-bop a tratti quasi progressive. Si tratta probabilmente del brano più complesso del disco e possiede una struttura che implica concentrazione, ma – nel contempo – tantissima energia e voglia di esprimersi.
Il quarto brano del disco è una ballad che mi accompagna da anni, “Birds of San Marco”, ovviamente legata alla mia permanenza a Venezia, come per “Fondamenta nuove”.
“Milo Crew” e “Desk of Love” sono brani che presentano un’alternanza tra funk e jazz, ed il taglio è energico e divertente.
“Supposed Teachers” un blues-bop dal mood giocoso e dissacrante, quasi a mandare un messaggio demistificatorio giocando su un “vecchio” blues col nostro suono di oggi.
“Raining in My House”, brano a cui sono parecchio legato, ha una sonorità quasi oscura, carica di introspezione ed energia, scritta subito dopo aver sgomberato parte della mia vecchia stanza della musica, a causa di una pesante infiltrazione di acqua. Scrivere un brano era la medicina migliore per esorcizzare lo stress.

Se dovesse stilare una top 5 dei brani, come sarebbe?

Probabilmente diverse da quella che penserebbero altre persone.
Il mio ascolto, la concezione dei brani, la storia dietro ad ognuno di essi, sono elementi che restano miei. Credo molto nel fatto che la musica non sia più mia una volta regalata all’ascoltare: non oserei mai, dunque, suggerire pareri o interpretazioni.
Tuttavia, essendo decisamente particolare questa domanda, potrei azzardare una risposta di questo genere.
Considerando la vibrazione che i brani danno a me ad al mio trio durante le perfomance live:1) “Raining in My House” 2) “De Visu” 3) “Sire” 4) “Desk of Love” 5) “Fondamenta Nuove”
.

Grazie per questa chiacchierata e in bocca al lupo.

Ecco il suo album De Visu

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Mi chiamo Anastasia Marrapodi e sono giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei giornalisti della Regione Campania. Mi occupo di musica, spettacolo, libri e cultura.