Diego ci parla di Fragmenta-Le sale della morte edito PAV

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Eccoci con un nuovo autore che ricordo a tutti sarà mio ospite nel talk Il salotto di Un viaggio nello spettacolo . Si chiama Diego Pozzerle e anche lui come Lia e Aurora proviene dalla scuderia PAV Edizioni. Abbiamo fatto una bellissima chiacchierata parlando del suo libro Fragmenta – Le sale della morte e di alcune sue passioni come ad esempio il viaggio. Ecco cosa ci siamo detti:

Ciao Diego, grazie per questa bellissima chiacchierata. Iniziamo a parlare un pó di te? A che età ti sei avvicinato alla scrittura?

Già durante le superiori mi piaceva scrivere e realizzavo qualche racconto breve. A tal proposito ho da poco scoperto che mia mamma li aveva conservati e sono quindi riuscito a recuperarli, almeno alcuni. Poi, in realtà, non ho più scritto per anni, fino a che non mi sono messo a lavorare su questo primo romanzo, che ha visto la pubblicazione nel 2022.

Fragmenta-Le Sale della Morte, edito PAV è il tuo libro d’esordio. Com’è nato e perché proprio con questo titolo?

È difficile identificare il momento in cui un romanzo nasce. Nel mio caso è stato un aggregarsi di idee e fantasie che hanno a mano a mano preso forma, finché non ho deciso di farne un romanzo. Il titolo è composto da titolo e sottotitolo. Fragmenta è il nome che accomuna la saga e nasce da una storpiatura della parola latina “frammenti”. La lingua che ho creato per la saga richiama volutamente il latino in alcuni suoi elementi. Questo perché è una lingua che mi ha sempre affascinato, pur non avendola mai studiata davvero. Il sottotitolo “le sale della morte”, invece, fa riferimento ad un passaggio presente all’interno del libro, che parla proprio di queste sale della morte.

Come nascono le ambientazioni quando si scrive un romanzo?

Anche qui è difficile rispondere.
Io sono uno che si perde abbastanza, o che si “addormenta in piedi” come si direbbe.
Ogni tanto la mia mente parte per questi viaggi o elabora in modo fantasioso quello che ha intorno.
Solitamente è qui che nascono le mie ambientazioni.
Poi, sicuramente sono influenzato da una miriade di cose.
Dai libri che leggo, dai film che vedo, dai videogiochi a cui gioco.
Tutto concorre alla nostra fantasia.
Ed è anche il motivo per cui ogni lettore vede qualcosa di diverso nelle mie parole.
Per quanto io possa scrivere in modo dettagliato un paesaggio o una scena, è sempre il lettore a darle la sua forma finale.

Il protagonista del tuo libro è un tipo Impavido. Tu come sei? E soprattutto quanto ti rivedi in Khast?

Sì, Khast è sicuramente un impavido. Ma è anche conscio dei suoi limiti sebbene a volte si faccia sopraffare dalle emozioni.
Nel mio caso non mi reputo particolarmente impavido, forse a volte più incosciente.
In realtà io mi rivedo tanto in Khast quanto in Ishi
na, Neràli e Delwot. Credo di aver messo un po’ di me in ognuno dei protagonisti.

Leggendo la bio ho visto che ami molto viaggiare. Qual è il posto che ti piacerebbe tanto visitare?

In generale cerco di non tenere i sogni solo nel cassetto. Per questo i due posti che più volevo visitare li ho visitati: Islanda e Polo Nord.
Ma amando viaggiare la lista è ancora molto lunga. I prossimi due viaggi importanti che vorrei fare nel 2024 sono Sudafrica e – essendo un po’ nerd – il Giappone.
Poi al terzo posto c’è il Perù!

Il tuo genere è il Fantasy, qual è il tuo libro preferito del medesimo genere?

Nel mio cuore ci sono sicuramente i libri di Licia Troisi. In particolare, le saghe del Mondo Emerso. Credo di essere cresciuto con questi romanzi e sicuramente è grazie a loro che mi sono avvicinato “seriamente” alla lettura.
Poi, anche se non è prettamente fantasy ma fantascienza, ho amato il ciclo della Fondazione di Asimov. Penso fosse un genio assoluto.

Cosa pensi dell’intelligenza artificiale accostata al mondo dell’editoria?

Ad oggi credo sia ancora difficile farsi un’idea. Ma credo si tratti della classica distruzione creatrice.
L’IA oggi è ancora agli inizi e avrà bisogno di qualche anno per raggiungere una sua forma più completa. Ma ritengo che sì, l’IA potrà scrivere un libro senza l’aiuto umano, così come creare opere e arte in generale.
Per come lo immagino io, e quindi può essere lontanissimo dalla realtà, avremo un mondo editoriale dove le IA scriveranno libri come catene di montaggio. Ma esisteranno gli artigiani della scrittura: come oggi i mobili Ikea e il falegname artigiano. Ci saranno coloro che acquisteranno i “libri Ikea” e coloro che preferiranno i libri d’artigianato. Il mondo editoriale ne soffrirà? Credo soffriranno molto gli autori – che già oggi hanno vita molto difficile. Mentre, forse, per le CE sarà un grande vantaggio: meno costi e più ricavi.

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Mi chiamo Anastasia Marrapodi e sono giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei giornalisti della Regione Campania. Mi occupo di musica, spettacolo, libri e cultura.