Che il viaggio abbia inizio

Donatella Schisa si racconta

Donatella Schisa si racconta
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Due chiacchiere con l’autrice napoletana Donatella Schisa per ripercorrere insieme la sua carriera di autrice

Il 3 maggio 2024 esce A Napoli con Massimo Troisi di Donatella Schisa, autrice napoletana reduce dal successo di Lunario minimo, una raccolta di racconti ispirata alle varie fasi lunari che io ho avuto il piacere di leggere e di cui ho seguito pure un paio di presentazioni: una da The Spark Creative Hub, in cui l’autrice ha dialogato con Mario Rastrelli, Giulia Renzi e Lisa Somma e l’altra nella Sala del Capitolo del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, in cui ha dialogato invece con Nino Daniele e Maria Teresa Luppino.

In attesa del nuovissimo libro, già in preorder su Amazon e sul sito della Feltrinelli ho raggiunto telefonicamente Donatella per fare una bella chiacchierata con lei e ripercorrere la sua meravigliosa carriera come autrice.

Fonte foto: Donatella Schisa
Buonasera Donatella e benvenuta tra le pagine di Un viaggio nello spettacolo. Sei scrittrice dal 2016 ho visto. Come nasce la tua passione per la scrittura e i libri soprattutto visto che sei un avvocato?

Buonasera, Anastasia. In realtà nel 2016 parte soltanto la mia avventura come scrittrice pubblicata, perché io posso dire di aver scritto da sempre. Non appena ho iniziato a padroneggiare la penna, non ho mai più smesso di mettere nero su bianco. Che fossero lettere o cartoline, diari, poesie, giornalini scolastici prima, collaborazioni a testate poi, gialli per ragazzi, sceneggiature o i primi tentativi di romanzi, ho sempre scritto. Potrei senza esitazione alcuna definirmi una grafomane e la passione per i libri è nata ancor prima di quella per la scrittura. O forse le due cose sono andate di pari passo. I libri sono stati sin da subito compagni di vita irrinunciabili. Mi hanno aiutato a trascorrere momenti felici e mi hanno tenuto compagnia in quelli difficili. Mi hanno fatto conoscere il mondo, gli esseri umani, i paesi che non ho mai visitato, le usanze in cui non mi sono mai imbattuta e soprattutto mi hanno insegnato a non giudicare, cosa che riesci a fare solo uscendo da te stesso e andando incontro all’altro. Pensando i suoi pensieri, vivendo le sue emozioni, le sue contraddizioni, le sue difficoltà, le sue gioie e i suoi dolori. In una parola, i libri mi hanno insegnato l’empatia e il rispecchiamento. La scelta di diventare avvocato è stata invece in qualche modo un incidente di percorso, se così si può dire. Avrei voluto iscrivermi alla facoltà di giornalismo dopo il liceo, ma a quel tempo l’unica era a Urbino e mia madre si rifiutò di assecondarmi, dicendomi che, se avessi voluto scrivere davvero, ci sarei riuscita comunque ed è stata profetica. Nonostante la laurea in giurisprudenza infatti, di cui peraltro non sono affatto pentita, perché quegli studi mi hanno fornito una prospettiva altra da cui guardare il mondo, la mia passione non mi ha mai abbandonata e alla fine sono riuscita a darle corpo e forma. Certo, se avessi studiato lettere, sarebbe accaduto tutto prima e più facilmente, però forse sarei stata una persona diversa. 

Iniziamo la nostra chiacchierata parlando dei tuoi libri e lo facciamo partendo da Lunario minimo. Come nasce e soprattutto come nasce l’idea di dedicare una raccolta di racconti alle fasi lunari?

Lunario minimo è l’ultimo lavoro che ho pubblicato a novembre di quest’anno. Si tratta di una raccolta di racconti suddivisi secondo i criteri delle fasi lunari e perciò comprende racconti della Luna nuova, della Luna crescente, della Luna piena, della Luna calante. Ciascuna fase lunare è caratterizzata da particolarità proprie che la rendono diversa da tutte le altre e adatta o non adatta per talune attività dell’uomo. Così i racconti all’interno di ciascuna fase riproducono le caratteristiche proprie della stessa, perché esiste un tempo per tutto, basta solo assecondarlo per vivere in armonia con tutto ciò che ci circonda. Esiste infatti un tempo per seminare e uno per raccogliere, un tempo per agire e uno per meditare, un tempo per sostare e uno per partire, un tempo per trattenere e uno per lasciar andare, un tempo veloce e uno lento. Lo sapevano bene gli antichi che alla Luna e ai suoi cambiamenti guardavano e a lei si rapportavano per orientarsi tra i misteri dell’universo, servendosi proprio di lunari e almanacchi. L’idea non saprei dirti di preciso come mi è venuta. Credo si sia stratificata in silenzio dentro di me fino a venire a emersione. In fondo posso dire che la Luna che mi affascina da sempre ha qui anche valenza di metafora. Ḗ lo spiraglio che si apre nella notte scura, la lama di luce in fondo al tunnel, il baluginio della speranza al culmine della disperazione. Sta a dirci che nessun dolore dura per sempre, ecco è questo per me il senso, potersi rialzare dopo ogni caduta. 

Leggendolo ho trovato piacevolmente Virginia Woolf. Ti va di dirci qualcosa in merito?

Virginia Woolf è una delle mie autrici di riferimento e coglie una verità profonda quando scrive che la vita ha due tagli, uno di gioia e uno di dolore. Ho riportato questa sua frase come esergo di un racconto in particolare, È  stata la mano di Dio, al quale si attaglia alla perfezione, ma credo proprio che sia così in generale.

Proseguiamo la nostra chiacchierata con Il posto giusto che invece è una saga familiare. Come nasce? Ti va di parlarcene un po’?

Il posto giusto è il mio primo romanzo che mi ha dato grandi soddisfazioni. Finalista a più di un prestigioso premio letterario, ha riscosso consenso di pubblica e critica e ottenuto anche menzioni di onore e di merito. Certo, il tutto nei limiti della distribuzione di una casa editrice di piccole o medie dimensioni e senza la forza economica delle grandi.

Protagonisti di questo romanzo sono Nicola e Mercedes, rispettivamente nonno e nipote ma ad un certo punto fa il suo ingresso una terza persona: Vittoria. Ti va di parlarci un po’ di questi personaggi?

Si tratta di una saga familiare che si snoda attraversando il novecento e alterna due piani narrativi diversi e sfalsati temporalmente. In uno si raccontano le vicende di una bambina, Mercedes, nell’altro quelle di un uomo adulto, Nicola. Si scoprirà in corso d’opera che si tratta di un nonno e di una nipote, le cui vicende si allacceranno fino al compimento di un cerchio su cui però non posso dire di più. In sostanza si tratta della storia di una e molte ricerche. Non solo quelle dei protagonisti, diverse per ciascuno, ma anche degli altri personaggi che ruotano intorno a loro. Di più però non sento di poter dire, se non che il romanzo è liberamente ispirato alla storia dei miei nonni. Liberamente, lo ripeto, perché da un nucleo di verità sono partita per sopperire attraverso invenzione e trasfigurazione a tutto ciò che non sapevo, ai tasselli mancanti. 

Come nasce Diario Partenopeo

Diario partenopeo è una raccolta di racconti di autrici varie, ma orchestrata come un romanzo. Nel senso che ha un’unica protagonista con una sua storia ben precisa alle spalle. L’idea è nata a seguito della richiesta dell’editore di curare un’antologia che fosse una sorta di diario di viaggio. Mi è stata lasciata carta bianca e ne è nata questa ragazza americana di terza generazione, discendente da nonni napoletani, emigrati, come tanti, in America in cerca di fortuna.

Le cose sono andate loro bene, tanto che questa nipote è una ragazza laureata e colta con una profonda passione per tutto ciò che viene dall’Italia, che ha conosciuto attraverso i racconti dei nonni. Così decide di fare questo viaggio alla scoperta delle sue radici, là dove tutto è cominciato. Insomma io ho fornito l’identikit alle autrici per fare in modo che il racconto, nonostante la scrittura a più mani, avesse una sua coerenza, il personaggio risultasse vero, vivo, tridimensionale e non fosse appiattito sulla carta. Ferme restando le indicazioni di fondo, ciascuna autrice era libera di scegliere una tappa del viaggio all’interno della regione in cui portare la protagonista e ambientare lì il suo racconto. Mi sembra sinceramente ne sia venuto fuori un bel prodotto e, a giudicare dal favore incontrato tra i lettori, direi proprio di sì.

Su La nebbia quando sale-Lettere a mia madre e non solo

Tra quest’ultimo lavoro e “Il posto giusto”, ho scritto anche un secondo romanzo “La nebbia quando sale – Lettere a mia madre e non solo”, che è un libro un po’ speciale, difficile da definire, in quanto ha un’anima composita, in bilico tra l’epistolario, il memoriale, il diaristico. In sostanza si tratta di un lavoro nato da un’esigenza intima e privata; il tentativo di una figlia di provare a fronteggiare attraverso le parole e i ricordi la gravissima malattia che sta erodendo giorno per giorno sua madre e la sta portando via. Solo dopo che Lisa Ginzburg, un’autrice che stimo moltissimo e considero un’amica, lo ha letto e mi ha consigliato di pubblicarlo, quello che era nato da un bisogno personale è divenuto un prodotto editoriale.

I racconti di Partenope e la collaborazione con 52 autori

E poi ci sono state altre antologie curate da me. Ad una di queste sono particolarmente legata: “I racconti di Partenope”. 52 autori della più diversa estrazione sono stati da me coinvolti in questo progetto. Ciascuno di loro ha scritto un racconto che avesse a che fare in modo diretto o indiretto con una ricetta della tradizione culinaria della nostra città Ogni racconto porta a fronte la ricetta del piatto a cui la storia si riferisce. Operazione interessante, perché si poteva leggere sia come un libro di ricette che come una raccolta di racconti, oltre che costituire un prezioso inventario di ricette del passato.

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Pubblicato da unviaggionellospettacolo

Mi chiamo Anastasia Marrapodi e sono giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei giornalisti della Regione Campania. Mi occupo di musica, spettacolo, libri e cultura.