Un viaggio nello spettacolo

Un viaggio nello spettacolo

Che il viaggio abbia inizio

IntervisteLibriPromozione

Due chiacchiere con Elio Sabia per “Vite sospese”

image_pdfimage_print

Elio Sabia è uno scrittore emergente e Vite sospese è il suo primo romanzo.

Vite sospese di Elio Sabia
Vite sospese di Elio Sabia

Ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con lui. Ecco cosa mi ha detto:

Ciao Elio, grazie per aver scelto il mio magazine per promuovere il tuo nuovo romanzo. Innanzitutto parlaci un po’ di te, presentati al pubblico.

Fisico di formazione, ho ricoperto il ruolo di ricercatore presso i Centri di Ricerca ENEA di Frascati e di Portici e di docente presso scuole internazionali specializzate nella cultura scientifica all’interno della Nato e del Centro Ettore Majorana. Inoltre, sono autore di libri specialistici e ho pubblicato numerosi articoli scientifici su riviste di rilevanza nazionale e internazionale. Di recente, mi sono dedicato alla scrittura di romanzi, facendo il mio esordio nel 2017 con il libro L’incoscienza del tempo pubblicato da DrawUp. Nel 2021 ho pubblicato Initium con la stessa casa editrice, e di recente ho pubblicato Vite sospese con Europa Edizioni.

Il tuo ultimo romanzo si intitola Vite sospese. Perché questo titolo e cosa racconta?

In questo romanzo le vite sono “sospese” nello spazio e nel tempo. Nello spazio perché, a causa di eventi anche traumatici, c’è l’Oceano che separa le vite dei personaggi tra Napoli e New York. Ma c’è anche il tempo che interviene in maniera beffarda, sconvolgendo l’esistenza degli esseri umani nella dimensione di una tragedia qual è la seconda guerra mondiale. Sospesi sono anche i rapporti e le relazioni tra i protagonisti che, loro malgrado, vengono allontanati ma mai definitivamente. Dopo la “sospensione” avviene il ricongiungimento. Nei miei romanzi a un ineluttabile destino contrappongo la speranza di un futuro migliore. Vite sospese è il mio terzo romanzo. È un romanzo di formazione in cui le vicende storiche fanno da sfondo a una trama fitta di avvenimenti in cui si inseriscono, intrecciandosi, le vite dei personaggi. Per i temi trattati, senza appesantire e distogliere il lettore dal flusso narrativo, quali le emigrazioni italiane in America, le tragedie della seconda guerra mondiale, la rinascita nel dopoguerra, il romanzo è stato inserito nel progetto Lo Scaffale della Memoria che racchiude opere che lasciano alle nuove generazioni una testimonianza “per non dimenticare”. Avevo il desiderio di raccontare una storia che fosse a cavallo della seconda guerra mondiale e che giungesse ai giorni nostri, che contenesse una storia di emigrazione e di riscatto. Volevo inserire nelle vicende una storia che si svolgesse in parallelo nell’epoca moderna. Quindi legare due protagonisti vissuti in epoche diverse attraverso una struttura letteraria che lo permettesse: nasce così l’idea di un metaromanzo. Il giornalista Mario viene in possesso di una piccola valigia nella quale trova una raccolta di quaderni numerati e con la copertina nera. Incuriosito e impaziente apre il primo quaderno, comincia a leggere, prende appunti e infine decide che la storia del ragazzo Gennarino vissuto a Napoli negli anni ’30 del secolo scorso, autore di quei quaderni, merita di essere condivisa. Se ne appassiona e ne nasce un romanzo.

Molto particolare ho trovato la scelta di inserire sulla copertina la Statua della Libertà. Chi ha creato questa cover?

La Statua della Libertà rappresenta nell’immaginario collettivo l’America e chi arriva a New York non può fare a meno di recarsi nei pressi per ammirarne la sua maestosità, se poi si va sul traghetto turistico che si avvicina ad essa dal mare sembra di rivivere le tante storie raccontate nei romanzi, nella filmografia. Il Golfo di Napoli è l’icona di Napoli e il filo verde che unisce idealmente nella copertina del romanzo i due mondi e sul quale sono sospesi un ragazzo e una ragazza rimarca velatamente il titolo Vite sospese. La cover è stata ideata da mio figlio Stefano che ha fatto un bozzetto e il grafico della casa editrice ha sistemato il disegno.

Hai scelto come protagonista un giovane giornalista freelance di nome Mario. Da futura giornalista ti chiedo: com’è nata questa idea del romanzo?

Ero affascinato dall’idea di raccontare una storia affidando la stesura di essa a un mio alter ego che era alla ricerca di una motivazione per scrivere un romanzo. Il ritrovamento dei quaderni misteriosi che raccontavano una storia di altri tempi fu la scintilla che accese il desiderio del giornalista Mario.

Mario e Gennarino, due “vite sospese”, due persone ambiziose che vivono avventure incredibili. Raccontaci di loro.

Mario è solare, creativo, audace ma è anche accondiscendente. Spronato dalla speranza che l’arte dello scrivere lo porterà lontano a raggiungere traguardi inimmaginabili, ha voglia, durante il lavoro di composizione del romanzo, di trasferire al lettore le emozioni, le passioni dei protagonisti, ma è anche angosciato dalle frustrazioni di una vita per niente semplice, complice la compagna Camilla, donna spigolosa, piena di sé e, anche quando lo nasconde, non può fare a meno di vivere negli agi e anche quando sembra dolce nello spronare Mario nella scrittura del romanzo mantiene un distacco evidente nelle vicende di Mario. Gennarino è intelligente, volitivo, determinato, viene da una famiglia povera ma è ambizioso e sa di potersi migliorare, ma ha anche una dimensione intima di sognatore, di poeta che affida le sue emozioni alla scrittura e non esita a seguire il suo cuore nei passaggi chiave della sua vita. Facendo leva sulla propria vita tormentata e grazie ai sacrifici del padre e alla presenza di una donna militare americana di stanza a Napoli che lo sprona, Gennarino riesce a risollevarsi e durante il periodo del boom economico italiano ottiene una posizione di tutto rispetto che l’allontana definitivamente da una vita di stenti.

Come nascono i personaggi, ma soprattutto ti è mai capitato di affezionarti a qualcuno dei tuoi? Mi riferisco sia a Vite sospese ma anche al romanzo precedente.

In un atto creativo accade spesso che eventi esterni ti suggeriscono immagini ed ecco che la storia che vuoi raccontare, che in fin dei conti è proprio quella che hai nella tua mente, scalpita per uscire fuori portandosi dietro di sé i personaggi. Coltivo le ispirazioni mutuandole da stimoli che mi vengono dall’esterno e qualche volta sono i ricordi che prendono forma modificandosi e permeando il romanzo che sto scrivendo. I miei personaggi diventano per me delle creature da curare e preservare, essi vivono una vita propria al di fuori del tessuto narrativo. In maniera diversa sono affezionato un po’ a tutti.

Vite sospese è ambientato nel Novecento, precisamente in periodo che parte dagli anni ’30 e arriva fino agli anni ’50. Ti va di parlarci un po’ di Napoli di quel periodo?

In epoca fascista, Napoli assunse un ruolo di fondamentale importanza in Italia nella nuova veste di “città porto dell’Impero”, funzione svolta durante gli anni dell’espansione coloniale italiana. Venne costruita la Mostra d’Oltremare. Essa fu ideata ed allestita nel 1937 parallelamente all’EUR di Roma per ospitare una manifestazione volta a celebrare l’espansione politica ed economica dell’Italia nelle cosiddette terre d’oltremare. Le ulteriori realizzazioni progettate per la città ebbero invece una battuta di arresto a causa della stagione delle guerre (prima quella d’Etiopia, poi quella di Spagna e infine il secondo conflitto mondiale). Ciononostante, varie sacche di miseria erano presenti in città oltremodo acuita durante la seconda guerra mondiale. E qui riporto un brano tratto da Vite sospese:

“Gennarino camminava in una città che si presentava in condizioni disperate, priva d’energia elettrica e di rete idrica, il porto diventato cimitero di navi, gli ospedali ormai privi di mezzi sanitari, le case abbattute, le strade cancellate, cadaveri in ogni dove, in avanzato stato di putrefazione, ovunque si evidenziavano mucchi di rovine.”

E poi ci fu la ricostruzione e il boom economico, la voglia di risollevarsi e continuare a vivere.

La mia Napoli a tratti immutabile, a tratti rinnovata, nostalgica con i panorami mozzafiato che si snodano sul lungomare, dalle alture della città, dalla villa Floridiana, dalla piazza d’ armi che è la sommità di Castel Sant’Elmo, affascinante nel percorrere i corridoi panoramici situati sulla piazza per godere della vista delle isole, del golfo e dei monti, che non si lasciano mai completamente afferrare dallo sguardo, tanto è la loro bellezza. Sarà il calore delle persone, la loro ironia, il dialetto così coinvolgente, la storia millenaria nascosta o palese nei tanti monumenti, sarà la cultura che si percepisce, sì questa è Napoli. Saranno le passeggiate sul lungomare Caracciolo, la visione di Castel dell’Ovo, sarà il parco Virgiliano che dall’alto a strapiombo si affaccia sull’isola di Nisida e sui Campi Flegrei con in lontananza Procida e Ischia!

Quali sono i tuoi progetti futuri in ambito letterario?

Ho in cantiere diverse opere. La prima che è in fase avanzata di stesura è scritta in collaborazione con uno dei miei figli, Stefano, appartiene al genere Fantasy puro e racconta vicende e personaggi inseriti in un mondo verosimile. La seconda è un Thriller, uno spin-off di Vite sospese in cui il giornalista Mario, ormai affermato scrittore, viene invischiato suo malgrado in una vicenda dai contorni misteriosi e violenti. Infine, in collaborazione con un altro autore, sto scrivendo una storia che contrappone la visione scientifica a quella che, all’apparenza, sembra una pseudo-scienza al limite paranormale. Poi ho in mente altri romanzi in nuce, ne parleremo in seguito.

/ 5
Grazie per aver votato!

unviaggionellospettacolo

Mi chiamo Anastasia Marrapodi e sono giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei giornalisti della Regione Campania. Mi occupo di musica, spettacolo, libri e cultura.