Un viaggio nello spettacolo

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Gli egiziani

Fin dall’antichità collegarono musica e religione.
Il canto sacro era di pertinenza esclusiva dei sacerdoti, mentre
la musica profana era affidata a musicisti di sesso maschile, che suonavano arpe e flauti.
Dopo le conquiste
militari dei secoli XVIII-XIV a.C. i contatti con altri popoli cambiarono la tradizione musicale: le esecuzioni
vennero affidate a donne professioniste, in particolare di origine siriana.
Ci sono pervenuti alcuni strumenti musicali ritrovati nelle tombe, quali flauto in legno a canna singola o doppia,
tromba, castagnette, sistri e crotali, arpa, cetra e pandora (di origine orientale).
Sachs afferma che gli egiziani
impiegassero scale pentafoniche discendenti, altri affermano che conoscessero, come i greci, anche la scala
eptafonica.
Nel III sec. a.C. Ctesibio di Alessandria inventò l’organo idraulico.
Molte illustrazioni parietali illustrano cantori che atteggiano variamente mani e braccia.
Sachs e Hickmann
hanno interpretato gli atteggiamenti come una sorta di notazione, la chironomia.

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Mi chiamo Anastasia Marrapodi e sono giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei giornalisti della Regione Campania. Mi occupo di musica, spettacolo, libri e cultura.