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Massimo Rozzoni ci presenta i suoi romanzi: “Il seme di Palissandro” e “La casa di Mary e Abram”

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Seguendo una bookblogger su Instagram, per caso mi sono imbattuta su due romanzi che hanno attirato la mia attenzione e stuzzicato la mia curiosità.

I romanzi in questione sono Il seme di Palissandro e La casa di Mary e Abram(reperibili su Amazon) dello scrittore Massimio Rozzoni. L’ho contattato per farmi due chiacchiere con lui e conoscere meglio questi due libri. Ecco cosa ci siamo detti

Ciao Massimo, intanto grazie per aver scelto il mio blog per promuovere i tuoi libri. Presentati pure ai miei lettori e dicci qualcosa di te, giusto per farti conoscere.

Cara Anastasia, sono io che ringrazio te per avermi dato la possibilità di farmi conoscere! Mi presento… semplicemente “sono uno che scrive”. La parola “scrittore” la trovo scomoda come un abito elegante stretto che si mette il giorno di festa.

Preferisco la comodità di non definirmi tale, per essere me stesso, vale a dire libero da un’etichetta che va guadagnata solo sul campo e non auto conferita. Ho iniziato a scrivere dieci anni fa, all’età di cinquantaquattro anni, perché mi sono accorto che mi faceva star bene, mi allontanava dalla quotidianità e mi portava molto lontano regalandomi emozioni.

Prima nei momenti liberi dagli impegni, fino ad arrivare ad oggi, dove la scrittura, con i vari suoi aspetti, occupa interamente la mia giornata. Il rammarico è stato quello di non averlo fatto prima, ma come mi hai scritto tu, dimostrando una grande sensibilità ed empatia, “il momento giusto non lo puoi scegliere… è lui che arriva quando meno te lo aspetti”.  

Iniziamo la nostra chiacchierata parlando di Il seme di Palissandro di cui sei editore. Mi ha molto colpita la frase che hai inserito “Io non so cosa sia la libertà…Immaginala come la cosa più bella che ti possa capitare” e un altro aspetto che mi ha colpita è l’immagine della copertina. Ti va di dirci qualcosa in merito?

In un romanzo storico ambientato nel 1715, ricco di contrasti tra bene e male, amore e odio, speranza e sconforto, una giovane ragazza, liberata dalla schiavitù, dice al giovane protagonista di non sapere cosa significhi libertà. In quelle parole c’è il terribile buio di un’esistenza, privata della cosa più preziosa al mondo. Il giovane, ripensando a una frase di un libro letto, il “Don Chisciotte della Mancia” di Cervantes, non può far altro che suggerire a lei di immaginarla come la cosa più bella che le possa capitare.

La citazione ricordata dal ragazzo, contenuta nel libro è: “ La libertà è uno dei doni più preziosi dal cielo concesso agli uomini. I tesori tutti che si trovano in terra o che stanno ricoperti dal mare non le si possono agguagliare, quando per lo contrario, la schiavitù è il peggior male che possa arrivare agli uomini.”

Nella copertina, ideata da me con l’amico Davide, un grafico che riesce a cogliere il mio pensiero, c’è Ima, la ragazza del romanzo, che guarda verso la pallida luce della speranza con alle spalle le nuvole nere del suo passato, ripensando con malinconia a sua madre e alla sua terra natia.

È un romanzo storico con una trama a mio parere molto coinvolgente. Quando hai capito che sarebbe stato il momento giusto per trasmettere la tua passione per la storia in un libro?

Grazie Anastasia per questa domanda, mi dai l’opportunità di parlare di una cosa che mi sta molto a cuore. Se dovessi dare un titolo a questo argomento sceglierei “Raccontare storie con la Storia” e ti spiego il perché.

I romanzi storici si possono definire tali, perché in pratica si tratta di una trama che intrecciata a un ordito storico, formano il racconto. Ho la passione per la Storia e quella di scrivere storie, quindi è stato inevitabile coniugare le due cose indirizzandomi sui romanzi storici, partendo da un’altra mia passione, la ricerca a cui ho dedicato molto tempo e lavoro.

Documentandomi è stato un po’ come setacciare il passato per trovare delle pagliuzze d’oro (come facevano i cercatori d’oro lungo le rive dei fiumi), che oltra a dare un grande aiuto alla fantasia e alla trama, arricchiscono il racconto. La Storia è piena di questi piccoli e preziosi frammenti dorati; curiosità, aneddoti, vicende che sebbene spesso poco conosciute, hanno contribuito a creare i grandi avvenimenti storici che conosciamo. Ecco perché amo la ricerca, per questa grande possibilità di dare a chi legge, oltre alle emozioni del racconto, anche il valore aggiunto di apprendere cose nuove. Un aspetto che trovo irrinunciabilmente coinvolgente e gratificante.

Chi è Patrick e quanto c’è eventualmente di te in lui?

Patrick è un ragazzo di quindici anni di una terra che adoro, la Scozia. Non ci crederai, ma un mattino mi venne in mente un adolescente che dalla sua fattoria si incamminava all’alba lungo un sentiero  nei prati affacciati sul Mare del Nord per raggiungere il vicino villaggio di pescatori. Scrissi la descrizione di quel momento sentendo il vento e il profumo dell’oceano, senza nessuna ragione precisa. Mi piaceva solo quell’immagine e volli scriverla su un foglio, dopodiché lo ripiegai e lo misi in un cassetto. La frase era:

“Poco dopo l’alba, quando l’autunno posa il suo umido velo sui prati e sulle scogliere di Scozia, incamminarsi per il fangoso sentiero che porta al villaggio di Portmahomack, è un’esperienza quasi religiosa. Penso si avvicini molto allo stato d’animo degli eremiti e dei santi, protagonisti dei racconti domenicali  di Padre Ewans. Avvolto in un pesante mantello di stoffa grezza, seguivo con lo sguardo le nuvole grigie e pesanti, che, gonfie del vento freddo del nord, scivolavano lentamente sopra il mare e i campi. Respirando profondamente, l’aria fredda mi entrava nei polmoni, lasciandomi nel naso l’aroma di terra bagnata, mare e pioggia, che fin da bambino associavo a quell’ angolo di mondo, il mio piccolo grande mondo. “

Nei giorni seguenti mi resi conto di aver acceso un interruttore nella mia mente e quelle parole cominciarono a riproporsi insistentemente fino a quando aprii quel cassetto e iniziai a seguire quel sentiero. In quel momento iniziai a scrivere senza avere una trama immaginata da seguire, seguii solo quel sentiero.

Con il senno di poi, riconobbi in Patrick la mia essenza e la mia necessità di respirare a pieni polmoni una nuova vita, che sebbene disseminata di imprevisti, possa creare opportunità e conoscenza anche ad altre persone.  

Il tuo secondo romanzo si intitola La casa di Mary e Abram anche questo autopubblicato come Il seme di Palissandro. Anche questo romanzo ha una copertina molto particolare ti va di descrivercela e soprattutto come è nata?

Si Anastasia, la copertina è nata come simbolo materiale di amore, cura e protezione. Un’insegna in ferro battuto sopra ad uno dei due pilastri all’inizio del vialetto che porta alla casa dove questo amore è germogliato nel romanzo precedente “Il seme del palissandro”. Ne “La casa di Mary e Abram” si legge:

“Rob il fabbro del paese, che con grande amore condivise questo nostro caritatevole progetto, costruì una bellissima insegna in ferro battuto che montammo su una colonna di pietre all’inizio del vialetto che dalla strada verso il villaggio, conduce alla casa. Una cornice ovale con al suo interno, nella parte bassa, onde del mare lavorate a sbalzo, e sopra di esse un bellissimo albero, le cui radici uscendo dai flutti, si fondono nel suo robusto tronco. La sua rigogliosa chioma è sormontata dalla scritta dorata “La casa di Mary e Abram”.Un seme strappato dall’oceano, che cresce diventando un rigoglioso albero la cui ombra si posa sulla casa nata da grandi cuori.

Quell’albero è il palissandro, chiamato in francese “Bois de rose” e in inglese “Rosewood”, vale a dire “legno di rosa”, dal tipico profumo del suo legno, e a tale fragranza è associato l’amore. Ghandi diceva: “Una rosa non ha bisogno di predicare. Si limita a diffondere il suo profumo.” Tale aroma si conserva per anni negli oggetti in cui viene impiegato questo legno.

Ecco spiegato tramite la copertina di “La casa di Mary e Abram”, anche il titolo de “Il seme del palissandro”.

È un sequel a quanto ho capito quindi ti piacciono i romanzi che diventano saghe?

Non necessariamente Anastasia, mi piace solo quando c’è la possibilità di tramandare dei valori nel tempo. Mi affascinano le coincidenze e le decisioni che portano a cambiamenti nelle vite delle persone e nei loro discendenti.

Noi tutti siamo il frutto di questi eventi e siamo arrivati dove siamo, grazie a ciò. In pratica siamo tutti protagonisti di una lunga saga. Comunque, il terzo romanzo chiuderà questa trilogia che ha attraversato il 1700.

Nel frattempo, sto scrivendo un romanzo “particolare” ambientato ai nostri giorni, dove attualità e Storia avranno dei legami intriganti e sorprendenti. 

Parlando di romanzi storici, qual è il tuo preferito ma soprattutto c’è qualcuno in particolare che ti ha ispirato? Se sì, quale?

Ora penso che ti sorprenderò Anastasia! Non ho mai letto un romanzo in vita mia… ho sempre letto saggi storici e biografie di personaggi storici, ma penso di conoscerne il motivo. Sono sempre stato un grande ascoltatore, fin da piccolo quando ascoltavo incantato i racconti di mio nonno sulla Grande Guerra, assorbendo le sue esperienze vissute nelle trincee del Carso.

Mi affascinano le vite reali di chi incontro e riesco, grazie all’empatia, ad immedesimarmi nelle loro vicende, facendoli diventare dei romanzi viventi. Mi sono accorto che poi, sono utili per attingere dalle loro esperienze il materiale che mi serve per le mie storie scritte.

Cara Anastasia, l’intervista è terminata, ma permettimi di concludere con un mio pensiero che racchiude gran parte del significato di questa mia esperienza.

Sono dieci anni che ho iniziato questa avventura, e il nocciolo del discorso l’ho trovato nelle parole di Stephen King:

Scrivere non c’entra niente col far soldi, diventare famoso, crearsi occasioni galanti, o stringere amicizie. Alla fine, è soprattutto un modo per arricchire la vita di coloro che leggeranno i tuoi lavori e arricchire al contempo la propria. Scrivere è tirarsi su, mettersi a posto. Darsi felicità, va bene? Darsi felicità.

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Mi chiamo Anastasia Marrapodi e sono giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei giornalisti della Regione Campania. Mi occupo di musica, spettacolo, libri e cultura.