Che il viaggio abbia inizio

Racconto ciò che leggo: Le pentite, sarò per te veleno e cura

Racconto ciò che leggo: Le pentite, sarò per te veleno e cura
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Le pentite: Sarò per te veleno e cura

Francesca G. Marone
Federica, studiosa di Storia dell’Arte che non ha avuto fortuna nella carriera accademica, in età ormai matura viene inaspettatamente convocata dall’Università per condurre una ricerca sull’Ospedale degli Incurabili di Napoli, l’antico e misterioso complesso fondato per accogliere i malati cronici, affetti da sifilide e da altri terribili morbi, e dove, alla metà del Settecento, furono rinchiuse Albina ed Elisa, due giovani donne alle quali il Mastrogiorgio, infermiere carceriere, inflisse torture e punizioni crudeli per la sola colpa di essersi amate. L’incontro con i luoghi della memoria e con Maria, alla quale Federica è legata da una vicenda di dipendenza e sfruttamento, riportano alla mente della donna l’ineluttabilità delle scelte fatte e il peso della sofferenza patita.

Introduzione

Per la consueta rubrica “Racconto ciò che leggo” oggi vi parlo di Le pentite. Sarò per te veleno e cura di Francesca G. Marone edito Les Flaneurs Edizioni.

Recensione

Ho scoperto per caso Le pentite, sarò per te veleno e cura di Francesca G. Marone e, curiosa come sono l’ho preso in ebook e ho iniziato a leggerlo. Mi è piaciuto dalle prime pagine per le tematiche trattate a me care: violenza, amore e riscatto ma chi sono “Le pentite?” Le protagoniste da una parte Elisa e Albina, donne vissute intorno al ‘700; dall’altra Federica e Maria che sono piuttosto attuali. Si tratta di un viaggio nel tempo e nello spazio ma allo stesso tempo, l’autrice lancia messaggi importanti di riscatto, speranza e rinascita.

Conclusioni

Le pentite, sarò per te veleno e cura mi è piaciuto molto perchè Francesca in questo romanzo si è dimostrata una scrittrice molto raffinata e per nulla scontata. Aspetto con impazienza il nuovo.

Voto

5/5

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Citazioni

Mi riconosci senza il volto dell’amore? Dimmi, mi riconosci tu, senza essere noi? Cosa poteva essere quel prisma di luci e strade da calpestare come ghiande cadute in autunno. Nella via dei bambini nati da poco e i cani fedeli alla mano sull’orizzonte lontano la linea dei nostri sogni. Dimmi, tu, mi riconosci? Oppure non sono più io.

G.M.

Note

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Pubblicato da unviaggionellospettacolo

Mi chiamo Anastasia Marrapodi e sono giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei giornalisti della Regione Campania. Mi occupo di musica, spettacolo, libri e cultura.

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