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Raffaele Donisio ci parla del suo “Viaggio nel Metaverso” edito PAV

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Prosegue la mia ricerca di talenti nell’editoria e come la precedente autrice anche lui proviene dalla scuderia della PAV Edizioni. Sto parlando di Raffaele Donisio. Abbiamo fatto una chiacchierata e parlato del suo libro dal titolo molto interessante “Il viaggio nel Metaverso”. Ecco l’intervista completa.

Ciao Raffaele, sono davvero felice di farmi questa bellissima chiacchierata con te. Come stai?

Bene, tutto sommato. È un periodo di intenso studio e scrittura.


Iniziamo parlando un po’ di te. A che età è nata la tua passione per la scrittura?

Diciamo pure che fin da bambino ho amato leggere, per poi provare a scrivere qualcosa. I temi tra i banchi delle elementari mi affascinavano e in mente avevo tante storie da raccontare.

Ho letto che il tuo primo romanzo è stato un Giallo. Te lo ricordi?

Il mio primo romanzo, intitolato Il settimo crepuscolo, edito da Echos edizioni, è un urban fantasy dove ho preso le paure che mi opprimevano in quel periodo e le ho buttate su carta.

Parliamo ora del tuo attuale romanzo che è un fantasy mi sembra di aver capito e che ha un titolo molto particolare Viaggio nel Metaverso. Perché l’hai intitolato proprio così?

Ho scelto questo titolo, di rimando al Metaverso per proporre una mia idea riguardo questo universo. Nel romanzo di Stephenson: Snow Crash, il Metaverso è una realtà virtuale ma al contempo parallela, immersa nella rete, e soprattutto di dominio pubblico. Oggi molti produttori di Realtà aumentate o virtuali definiscono i loro applicativi immersivi come Metaverso, ovviamente appena tangendo l’idea originale di Stephenson. Nel mio racconto invece ho fatto in modo che per entrarvi bisogna addormentarsi e sognare, ma non solo. Solo se si è in possesso di un unico e particolare Token, che per l’appunto viene definito NFT (Non-Fungible Token) si ha accesso al Metaverso.

Il libro è edito PAV Edizioni. Ti va di raccontarci le emozioni alla loro proposta di pubblicare i tuoi libri con questa casa editrice?

Al tempo avevo letto alcuni libri della Pav. Mi erano piaciuti, e non solo riguardo le storie che raccontavano, ma anche riguardo la cura del testo, l’impaginazione e lo stile delle copertine. Poi ho avuto modo di sperimentare anche la loro dinamicità nel promuovere gli autori e la sinergia a cui ci incoraggiano a far crescere sempre più.

Sei anche un grande appassionato di autori di un certo spessore come Dostoevskij e Wulf Dorn. Dunque ti ispiri a loro due per i tuoi romanzi?

A mio giudizio, chi legge Dostoevskij accumula un tesoro di vita e filosofia che ti resta nel cuore. Dorn lo amo per come riesce a creare quella tensione che scorre pagina dopo pagina, e diciamo che i miei scritti provano (molto lontanamente) a distillare ciò che ho assimilato da questi autori e non solo. Tuttavia trascorro molto tempo nel leggere e studiare, affinché i miei lavori editoriali possano abbracciare un pubblico sempre maggiore.

Hai progetti per il futuro?

Ho dai cinque ai sei lavori nel cassetto. Tuttavia mi sto concentrando su due romanzi in particolare da circa un anno, perché punto molto su questi e sul messaggio contenuto al loro interno.

In questi giorni a Torino si è svolto il più grande Salone del libro. Ti va di raccontarci la tua esperienza se ci sei andato?

Purtroppo per un problema imprevisto non sono potuto partire per il salone. Spero di potermi rifare l’anno prossimo.

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Mi chiamo Anastasia Marrapodi e sono giornalista pubblicista iscritta all'Ordine dei giornalisti della Regione Campania. Mi occupo di musica, spettacolo, libri e cultura.